Storia

Un giorno che lascia il ricordo indelebile di un’esperienza irripetibile.

1-Day nella storica MALETTO

Itinerari

Camminare in città | Esperienza di visita ai campi di fragole | Luoghi storici | Atmosfera cittadina

Scegli la tua avventura!

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Passeggiata

Il comune più alto della città metropolitana di Catania, pullula di storie e tradizioni. I suoi angoli, boschi e fragole raccontano una bellezza senza tempo.

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Campo di fragole

Maletto è il paese delle fragole, una grande tradizione agricola lega questo frutto a questo luogo. Questo piccolo paese, alle pendici settentrionali dell'Etna, è situato in una zona ricca di coltivazioni.

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Museo Nibali

Il visitatore che entrerà nel Museo Civico di Maletto potrà ammirare presso la Sezione Archeologica i reperti emersi nel corso di una campagna di scavo effettuata a partire dal 1988 dall'allora Soprintendenza alle Belle Arti di Catania.

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Le Chiese

"Con travagli e stenti, sacrifici inenarrabili, soprappensieri ed anche amarezze incredibili, la santa costruzione è venuta su lentamente, ed oggi dopo vent'anni e diciassette giorni, per grazia di Dio proprio singolarissima si è giunti al grande atto della sua solenne benedizione."

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Lo Schiccio

Costruito dal Principe Spadafora alla fine del ‘700, era posto al centro del crocevia delle attuali Vie Umberto, Roma e S. Antonio, di fronte al palazzo baronale, alimentato da una sorgente della contrada “PIZZO”. Si chiamava appunto “SCHICCIO”, cioè schizzo, perché l’acqua schizzava continuamente.

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Sicilian street food

La sera potrete rilassarvi in uno dei vicoli del paese dove potrete degustare un tagliere di prodotti tipici locali accompagnati da un buon vino dell'Etna.

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Il Castello

Il Castello in origine era costituito solo dalla torre, detta del “Fano”, con funzioni di avvistamento e segnalazione. Nel 1263 il Conte Manfredi Maletta, costruì il castello vero e proprio, fortificando la torre, edificando la cinta muraria più alta e munendolo di una guarnigione militare.

PASSEGGIATA

Attraverso la nostra città’.

Il comune più alto della città metropolitana di Catania, pullula di storie e tradizioni. I suoi angoli, boschi e fragole raccontano una bellezza senza tempo. Piccolo borgo che risale al 1263. Fu fondato dallo svevo Manfredi di Maletto che costruì il suo castello (di cui sono ancora visibili i ruderi) su una rupe di arenaria. Intorno al Castello, a più riprese, venne costruito il centro abitato. La leggenda della principessa brigandessa è all’origine di questo luogo incantevole. Fornisce un’altra versione poetica della nascita di Maletto.


Si dice, infatti, che sulla roccia del castello vivesse una principessa. Austero e appassionato. Si chiamava Maretta. Prova ad immaginarlo. Una donna non è abituata ai complimenti e ancor meno ai ninnoli. Una principessa a capo di una banda di briganti. Una donna di temperamento e passione. Saggio, generoso e ribelle. Una principessa brigandessa che costruì, grazie ai briganti, il paese di Maletto.


La leggenda popolare racconta inoltre che egli amò talmente il piccolo borgo da non lasciarlo nemmeno quando arrivò la sua ora. Il suo fantasma, ancora oggi, aleggia tra le rovine di quel castello. Buon spirito e genius loci. Maretta, Marettu e… Maletto, in suo onore.

Leggende, storie, ma anche tradizioni. La bellezza di Maletto si percepisce in ogni angolo e si intravede in ogni dettaglio. Il suo centro storico, pura meraviglia, si snoda con minute e silenziose stradine di basalto lavico. Il profumo delle fragole, vanto e produzione del territorio, inebriano i sensi ed esaltano il palato (nella prima settimana di giugno si svolge la famosa Sagra delle fragole). Il luogo amato dalla Principessa Brigandessa è uno scrigno di tesori da scoprire.

CAMPO DI FRAGOLE

Esperienza nella nostra terra.

Maletto è il paese delle fragole, una grande tradizione agricola lega questo frutto a questo luogo. Questo piccolo paese, alle pendici settentrionali dell’Etna, è situato in una zona ricca di coltivazioni. Il particolare terreno in cui viene coltivata conferisce alla fragola di Maletto un straordinaria squisitezza e fragranza.

La produzione delle fragole ha reso Maletto famoso nel mondo, tanto che oggi questo prodotto è presente nei mercati ortofrutticoli italiani ed esteri ed è molto ricercato.

L’esperienza presso l’azienda “la terra di papà” vi permetterà di scoprire come viene coltivato questo frutto, perché la coltivazione qui è così speciale e di assaporarne il gusto.

MUSEO NIBALI

Cultura nella nostra città’.

Il Museo Civico di Maletto, venne istituito nel 2001 con l’attuale sede di Via Umberto,409, già mattatoio comunale. Esso nasceva dall’esigenza di raccogliere ed esporre i reperti archeologici provenienti da una serie di campagne di scavo archeologico effettuate, dalla seconda metà degli anni ottanta, effettuati dalla Soprintendenza di Catania effettuate lungo l’alta valle del Simeto, tra i territori di Maletto, Bronte e Maniace. 

Il Museo, articolato nella sezione Archeologica e in quella Archeologica, venne provvisoriamente allocato nei locali comunali previsti per il Centro Sociale, siti in Via M. Teresa di Calcutta ed inaugurato nel 2010.

Il suo funzionamento e stabilito dallo Statuto – regolamento approvato nel 2009. 

Successivamente, a seguito degli appositi lavori di ristrutturazione, la sede museale della sezione archeologica venne trasferita nel 2015 negli attuali locali di Via Umberto e quella Etno – antropologica presso l’ex Palazzo Spadafora. 

La sezione archeologica è intitolata alla memoria di “SALVO NIBALI” il promotore delle ricerche archeologiche nel territorio già agli inizi degli anni ottante. Essa fa parte di un circuito museale realizzato dal Distretto Culturale Taormina-Etna, comprendente anche il Museo “Incorpora” di Linguaglossa, il Museo dell’Opera dei Pupi di Randazzo e il Museo di Scultura all’aperto situato presso il Castello Nelson, a Bronte. 

In essa sono esposti i reperti archeologici provenienti dalle contrade Edera, Santa Venera, Balze Soprane, Tartaraci, in territorio di Bronte, ma in prossimità di Maletto e di Maniace. Dimostrano una continua frequentazione umana di questi territori dal Neolitico al Basso Medioevo, in particolare del Bronzo Antico, l’età classica greco – romana e l’Alto Medioevo. I materiali sono esposti in tre sale, in apposite vetrine e in ordine cronologico: nella prima del Neolitico e Bronzo 1 Antico; nella seconda l’età greca, arcaica, classica ed ellenistica; nella terza reperti di epoca ellenistica e i materiali della media età bizantina provenienti dai recenti scavi di contrada Edera. 

Oltre alle sale espositive vi sono altri locali per l’accoglienza dei visitatori, i servizi oltre a un altro grande locale di deposito ove sono collocate centinaia di cassette di materiale archeologico proveniente dalle varie campagne di scavo in attesa di essere studiati, restaurati ed eventualmente esposti per la fruizione. 

Nella sezione etno – antropologica ubicata nell’ez Palazzo Spadafora del XVI secolo, sono esposti attrezzi e utensili del lavoro agricolo dell’800 – 900; oggetti di uso comune casalingo del passato; capi di abbigliamento antichi e di vario uso. Di recente è stato istituito un apposito spazio che rievoca i combattimenti della seconda guerra mondiale a Maletto. Sono esposte, altresì, foto antiche di Maletto e di alcuni personaggi del passato.


LE CHIESE

Attraverso la nostra città.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Costruita agli inizi del XVI sec. dal feudatario Giovanni Michele Spadafora, quale cappella di famiglia e incorporata nel palazzo baronale, con diritto del matroneo (piccolo palco posto in fondo alla chiesa) riservato alla famiglia nobiliare al quale si accedeva dall’interno della stesso palazzo. Divenuta Chiesa Madre per il culto degli abitanti, sotto di essa fu ubicato il cimitero che restò in funzione fino al 1842, anno in cui fu costruito quello annesso alla chiesa di S. Antonio. La chiesa di S.Michele è rimasta Chiesa Madre fino al 1877, anno in cui fu eretta la nuova Matrice intitolata ai “SS.Cuori di Gesù e Maria”. 

La chiesa apparteneva alla famiglia Spadafora, feudataria di Maletto dalla fine del XIV sec., che nel 1449 aveva ottenuto dal Re Alfonso il Magnanimo la “licentia populandi” e nel 1619 elevato a Principi di Maletto. Essendosi il borgo di Maletto popolato dopo la costituzione del feudo, il mantenimento della chiesa e l’indicazione del Parroco, restavano a carico del feudatario. Così il feudatario lo presentava al Vescovo di Messina, sotto la cui diocesi è rimasto Maletto fino al 1816, per la sua nomina e provvedeva al pagamento della congrua parrocchiale per i servizi che il Parroco rendeva al popolo. Dopo l’abolizione del feudalesimo in Sicilia (anno 1812), per diversi anni una lunga controversia contrappose la Chiesa agli eredi o aventi causa del feudatario per il pagamento della congrua. 

Il campanile fungeva anche da torre civica, con l’orologio con la sola campana che batteva solo le ore e i cui costi di funzionamento e manutenzione restavano a carico della comunità. 

La chiesa venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1818 col crollo di parte del campanile, ricostruito con molti stenti dotato dell’orologio civico riparato e sempre con la sola campana che batteva le ore e con un solo quadrante. La chiesa è stata diverse volte ristrutturata: nel 1931 con l’installazione anche dell’altro quadrante dell’orologio e con un nuovo meccanismo che funzionava con i pesi per le ore e i quarti, azionati manualmente ogni sera. Con gli stessi lavori venne costruito sulla facciata della chiesa il monumento agli 86 caduti di Maletto nella prima guerra mondiale. 

Nel 1963 vennero effettuato radicali rifacimenti interni, fra i quali la nuova pavimentazione, lo smantellamento degli originari altari in pietra lavica, lo scoprimento del sottostante cimitero che venne riempito con il materiale di sgombero dei lavori e subito chiuso. Da ultimo, nel 1987 con altri lavori di restauro della facciata, del campanile e il rifacimento del tetto. 

Di pregio si conservano nella chiesa due tele del 1700 di autori ignoti e di recente restaurate: un’Annunciazione, un Purgatorio e un crocifisso di epoca incerta. La statua raffigurante S. Michele Arcangelo è stata donata da un privato nel 1995. Si racconta che se i perseguitati dalla giustizia si sedevano sui gradini della chiesa non potevano essere arrestati. E’ evidente la relazione con l’immunità medievale che si godeva a chi si rifugiava negli edifici religiosi (es. Frate Cristoforo nei “Promessi Sposi”).. I preti più significati, susseguitisi nella chiesa di S. Michele, quale chiesa Madre, dal 1619 al 1877, sono stati 10: dal Sac. Longhitano Sebastiano al Sac. Mariano Palermo. 

Nella chiesa si conservava l’archivio parrocchiale e vi si svolgevano le principali funzioni. Un altro personaggio collegato con la manutenzione dell’orologio civico è stato l’artigiano Antonino Luca (1849 – 1927), fabbro – ferraio raffinato, costruttore di complicati meccanismi e che era incaricato della manutenzione dell’orologio civico e che ricostruì parte dei suoi componenti fino alla sostituzione del 1931.

Chiesa di Sant’Antonio di Padova

Per fare fronte ai bisogni dell’accresciuta popolazione, circa 1600 abitanti, il Principe di Maletto, Muzio Spadafora Moncada, negli anni 1783-86 fece costruire a ponente del borgo e sotto il castello, cedendo gratuitamente il terreno e riservandosi il diritto di patronato, una nuova Chiesa intitolandola a S. Antonio di Padova il cui culto era già da oltre un secolo molto vivo a Maletto. 

Tale culto, secondo la tradizione popolare aveva avuto origine da quando, durante l’eruzione vulcanica del 1651/53 i malettesi avevano sottratto ai brontesi, che, per fermare la colata lavica, avevano posto la statua del Santo di fronte all’eremo francescano di S. Antonino il Vecchio, che si trovava a monte dell’abitato di Bronte. Non a caso fino a tempi recenti questa statua veniva dal popolo chiamata S. Antonino il Vecchio,(dai primi anni ’60 e fino al 1999 è rimasta abbandonata ed interdetta al culto, depositata nei locali del campanile. Nel 1999 è stata restaurata e viene di nuovo venerata),mentre la nuova statua era chiamata S. Antonino il Nuovo. 

In effetti il culto per il Santo trae origine dalla ricerca per i nuovi abitanti di Maletto, in gran parte provenienti appunto da Bronte, di una propria identità, cultura, lingua, usi e costumi, che dalla nascita del Principato nel 1619, diventano popolazione stabile per questo borgo, in precedenza popolato ed abbandonato per tre volte, e, quindi nel nuovo Santo trovano un punto di unità e di coagulo, diventando così il Santo del popolo, nuovo Protettore divino, proclamato Patrono di Maletto, quasi da contrapporre a S. Michele, considerato il Santo aristocratico protettore del feudatario. Partecipò alla spesa per la costruzione della chiesa anche il re Ferdinando IV di Borbone e la consorte Carolina. 

La Chiesa venne consacrata nel 1786 dal Vescovo di Messina Nicola Cifaglione, alla presenza del Vescovo di Catania, del clero di Bronte e del Parroco di Maletto Giuseppe Fiorini. Il Principe Muzio donò al popolo due statue lignee, raffiguranti S. Antonio di Padova e S. Vincenzo Ferreri (compatrono), opera dello scultore Bagnasco, di recente restaurate. Nel 1842 a settentrione della Chiesa fu costruito il cimitero in uso fino al 1887,anno del colera, quando fu adibito a cimitero il terreno della Chiesetta del Carmine. 

All’interno della chiesa, sotto gli altari e sotto il pavimento, erano ubicate le tombe degli ecclesiastici e dei cittadini abbienti. Il cimitero è stato completamente smantellato e tutte le lapidi distrutte negli anni 1947/48. Nella sagrestia si conserva la tomba in porfido di uno dei nobili Spadafora, morto a Palermo nel 1605, trasportato a Maletto e, in un primo tempo collocata nella Chiesa di S. Michele e poi, agli inizi dell’800 in questa chiesa di S. Antonio. La chiesa ha subito numerosi rifacimenti e ristrutturazioni. Il campanile, che in origine era diverso, crollato per il terremoto del 1908, è stato prima rifatto ad un solo piano, poi demolito e poi ricostruito in due fasi come è adesso. 

La festa di S. Antonio che si tiene da oltre due secoli è il momento di più alta unità del popolo di Maletto e con più grande partecipazione, anche di brontesi che innumerevoli accorrono ogni anno, nella seconda domenica di settembre a Maletto, conservando l’antico culto che avevano quando S. Antonio il Vecchio era ancora a Bronte. Il 4/9/2004, dopo 350 anni S. Antonino il Vecchio, restaurato nel 1999 è stato riportato a Bronte per due giorni, ricevendo grandi accoglienze. La terza domenica di settembre si celebra la festa di S. Vincenzo Ferreri, il cui culto venne introdotto alla fine del 1700 dagli Spadafora per ricordare anche il Beato Domenico Spadafora, domenicano, loro antenato di Randazzo, vissuto nel XV secolo, oggi venerato a Monte Cerignone (Pesaro).
 

Chiesa Madre dei “SS Cuori di Gesù e Maria”

La necessità di avere una nuova chiesa, sempre per l’esigenza di contenere la popolazione, che era diventata nel 1855,di circa 2500 abitanti, fu evidenziata dal predicatore Sac. Gaetano di Grazia, venuto nel 1856 a Maletto per la Quaresima. Il Sac. Mariano Palermo, curato e Vicario Foraneo di Maletto dal 1854,percepì appieno questa esigenza e cominciò la sua immane opera per la costruzione della Chiesa, la maggiore opera edilizia dell’800,in contrasto con le misere condizioni degli abitanti. Il Curato Palermo chiama a raccolta tutto il popolo, che entusiasticamente risponde. I possidenti del paese si assumono l’onere finanziario con una prima raccolta di 500 onze e con una autotassazione annuale in occasione del raccolto. La mano d’opera viene prestata volontariamente dai contadini con i propri animali. I lavori vengono iniziati nel 1857 dopo polemiche anche aspre circa il luogo ove costruire la nuova Chiesa, che provocano non poche amarezze nel Sac. Palermo. 

La costruzione, su progetto dell’Arch. Raffaello Patanè Contarini di Acireale, viene impiantata su un terreno paludoso e friabile che richiede grosse opere di consolidamento sotterraneo, si che le fondazioni risulteranno profonde quanto sono alte le mura della facciata. Il progetto prevedeva la Chiesa a croce latina, con la cupola centrale, con tre absidi e il campanile staccato e posto alla sinistra della Chiesa. Per scarsezza di mezzi finanziari, però la costruzione non viene realizzata come previsto in progetto. Superate innumerevoli difficoltà, la costruzione della Chiesa viene completata nel 1877 e il 3 giugno consacrata dal Cardinale Dusmet, Arcivescovo di Catania, intitolando ai SS. Cuori di Gesù e Maria, divenendo chiesa madre del paese. Così dopo vent’anni di duro lavoro, con l’opera di tutto il popolo, grazie soprattutto alla costanza del Sac. Mariano Palermo, che così conclude una sua memoria autografa sulla costruzione della chiesa: “con travagli e stenti, sacrifici inenarrabili, soprappensieri ed anche amarezze incredibili, la santa costruzione è venuta su lentamente, ed oggi dopo vent’anni e diciassette giorni, per grazia di Dio proprio singolarissima si è giunti al grande atto della sua solenne benedizione”. 

La nuova Chiesa Madre è finita. E’ talmente grande il ruolo svolto dal Palermo, che la fede popolare gli attribuisce il miracolo dell’allungamento della trave centrale del tetto. Nominato nel 1881 Vescovo di Lipari e poi, nel 1887 di Piazza Armerina, Mons. Palermo si allontana da Maletto, ma solo fisicamente, perché il suo pensiero è sempre rivolto al diletto popolo di Maletto e al completamento della Chiesa. 

Il campanile venne costruito nel 1883 dal successore del Palermo, il Sac. Antonino Schilirò che anticipò la spesa di 5.000 lire e che per le scarse risorse finanziarie della chiesa non riuscì a recuperare. L’ubicazione e la grandezza del campanile non furono quelle previste in progetto, e di ciò Mons. Palermo si rammaricò, infatti volendo donare la campana maggiore subito dopo la costruzione del campanile, la donò invece nel 1902 un anno prima della sua morte. Delle tre absidi previste in progetto, nel 1909 il Vicario Antonino Portale realizzò quella del SS. Sacramento, mentre il Sac. Vincenzo Parrinello realizzò l’apertura delle porte laterali negli anni ’20. Altri rifacimenti e lavori di susseguirono, fra i quali la costruzione della canonica nel 1931 con il Parroco, Sac. Antonino Schilirò, nipote del primo ed altri lavori di manutenzione negli anni ’60 con il Parroco Sac. Giuseppe Tirendi. Nel 1988/89 col Parroco Sac. Salvatore Incognito, vengono costruite, l’abside centrale, quella di sinistra e il rifacimento del tetto. 

Negli ultimi quattro anni vengono eseguiti i necessari lavori di consolidamento e bonifica delle infiltrazioni idriche, nonché di rifacimento interno e riaperta al culto il 14 giugno 2023. Vi si conserva una tela di fine ‘800 rappresentante il transito di S. Giuseppe, copia di fine ‘800, una statua di S. Giuseppe di epoca imprecisata proveniente dalla omonima chiesetta. La statua di S. Antonio, restaurata negli anni ’90 è quella originale proveniente da Bronte a seguito della colata lavica del 1651/53. Un crocifisso e un organo, insieme ad altre suppellettili ed oggetti di culto acquistati dal Sac. Palermo della seconda metà dell’800 acquistati dal curato Palermo per la nuova chiesa.

Chiesa Maria SS. del Carmelo (A Matri ri Diu)

Non si hanno notizie precise sull’origine di questa Chiesetta di campagna. L’abate Vito Amico, nella sua opera “Dizionario topografico della Sicilia” del 1757, dice che la Parrocchia di Maletto, intitolata a S. Michele Arcangelo, ha “due filiali”. Certamente una è la Chiesa di Maria SS. del Carmelo, chiamata dal popolo “la Madre di Dio”. L’altra è incerta. In numerosi documenti ed atti del 1700 e del 1800 è riportata l’intestazione di questa chiesa, assieme con le altre di S. Michele e S. Antonio. 

Il culto per la Madonna del Carmine è ancora molto vivo nel popolo, che ogni anno, il 16 luglio si reca in processione mattutina nella predetta Chiesa. Ha subito numerosi rifacimenti: il tetto, la costruzione di una piccola platea esterna con giardino, negli anni 2005/6; un ampliamento esterno ed ulteriore abbellimento negli anni 2012/13.. L’originale quadro raffigurante la Madonna del Carmelo, negli anni ’60, è stato trafugato. Nel terreno circostante, oggi edificato, vi era il cimitero dei colerosi, in funzione dal 1887 al 1899, oggi totalmente scomparso.

Chiesa San Giuseppe

Esiste un solo accenno per tale Chiesuola. Nel testamento del Parroco Onofrio Abate Ponzo del 1846, lo stesso lascia un legato di onze due e tarì quindici annue per celebrazione di messe in questa chiesa “or costrutta”. Può significare che la stessa era stata costruita in quegli anni 1830/40 oppure ristrutturata esistendo già da prima, come farebbe presupporre quanto scritto dall’Amico nell’opera di cui sopra detto per la chiesa del Carmine. 

In una delibera del Decurionato del 9/2/1840, viene destinato a Campo Santo il locale contiguo alla Chiesa di San Giuseppe. Significa che la chiesa a tale data esisteva e che, col legato Ponzo, del 1846 è stata ristrutturata. Nella chiesa c’era prima la statua di S. Giuseppe, ora nella Chiesa madre. C’era anche la torretta campanaria eliminata durante i lavori di ristrutturazione alla fine degli anni ’50. “La fiera di S. Giuseppe”. Fino alla prima metà del ‘900 vi si teneva un’importante fiera del bestiame, detta appunto La chiesa rimase abbandonata e chiusa di culto per molti anni. 

Negli ultimi tre anni sono stati effettuati i lavori di recupero e rifacimento interni e della torretta campanaria con sistemazione dell’area circostante.

Santa Venera (territorio di Bronte)

Il culto per Santa Venera è rimasto vivo a Maletto fino al 1600,durante il quale l’antica chiesa bizantina è stata ricostruita dal curato di Maletto Sac. Antonino Scarlata (1657/1666),a seguito di miracoli che si sarebbero verificati andando in preghiera nel luogo. Tale culto si era trasferito a Maletto in quanto gli abitanti del Casale di S .Venera, costretti ad abbandonare il luogo a seguito della forzata unione con Bronte, nel 1535, si erano portati nella maggior parte a Maletto, molto più vicino di Bronte al loro luogo di origine. 

Il Sac. Scarlata, inoltre, nel 1660 aveva ottenuto dal Vescovo di Monreale, in visita a Bronte, il permesso di andare processionalmente con l’insegna della croce in tale chiesa, per i casi in cui vi sarà penuria d’acqua o siccità. Forse ciò stava alla radice del culto per S. Antonio e per S. Vincenzo ai quali ci si rivolgeva, a Maletto dal 1700 fino ad anni recenti per fare cessare la pioggia eccessiva o per fare piovere quando c’era eccessiva siccità. La Chiesa di S.Venera, ricostruita dal Sac. Scarlata, venne, durante il 1700 abbandonata e rovinò, fino alla sua definitiva scomparsa.

 

LO SCHICCIO

Attraverso la nostra città.

Costruito dal Principe Spadafora alla fine del ‘700, era posto al centro del crocevia delle attuali Vie Umberto, Roma e S. Antonio, di fronte al palazzo baronale, alimentato da una sorgente della contrada “PIZZO” mediante un’apposita galleria di captazione, oggi in Via Delle Fate. Si chiamava appunto “SCHICCIO”, cioè schizzo, perché l’acqua schizzava continuamente. Negli anni ’80 dell’800, la fontana venne ristrutturata e spostata accostandola ai fabbricati adiacenti. 

La sua struttura era costituita da due fontane raffigurate con due teste di pietra bianca, il maschio e la femmina, con la facciata in pietra lavica e nella parte retrostante ove era collocato il serbatoio. I pezzi di pietra lavica della facciata, vennero smontati e rimontati , la fonte venne abbassata allineandola lungo la strada. Nel secondo dopoguerra, il serbatoio fu eliminato, la facciate con le due teste furono di nuovo smontate e rimontate creando il piccolo spiazzo antistante nella posizione attuale. 

Negli anni ’90, le facce in pietra bianca, dalla cui bocca usciva l’acqua sin dal 1700, sono state sostituite con facce in lega di metallo. Gli originali si conservano nel museo civico. Fino al 1950 era l’unica fonte pubblica del paese, In quell’anno arrivò l’acqua del consorzio del “Sollazzo” con la successiva rete idrica e altre fontanelle pubbliche. Essendo l’unica fonte del paese, gli abitanti erano costretti a lunghe ed estenuanti file per attingere un po’ d’acqua e vi erano delle donne che si sobbarcavano a tale fatica dietro pagamento per conto di alcune famiglie più abbienti. Addirittura , durante le lunghe attese notturne, qualcuno mimava un fantasma che faceva fuggire le persone, approfittando per prendersi un po’ d’acqua. Ma scoperto venne solennemente bastonato. Le scene di queste resse e attese (cuvare ‘a vicenda) venne ripresa dai militari inglesi nell’agosto 1943 e proiettate nel campi di prigionia in funzione di propaganda antifascista. Un malettese reduce da un campo di prigionia in India, raccontava come, con grande stupore riconobbe, durante una proiezione, lo Schiccio di Maletto e le persone che vi si accalcavano. 

Allo Schiccio, che per oltre due secoli ha dato l’acqua e quindi la vita ai malettesi, oggi viene riservata poca attenzione, è trascurato e sconosciuto ai più. Eppure era anche un caposaldo delle giornaliere e lunghe passeggiate che si facevano “Schicciu – Santa Cruci”. Ma anche questo piccolo monumento rappresenta un brano importante della nostra storia e della nostra identità e ad esso dovremmo dedicare maggiore cura e attenzione

IL CASTELLO

Attraverso la nostra città.

Il Castello in origine era costituito solo dalla torre, detta del “Fano”, con funzioni di avvistamento e segnalazione. Nel 1263 il Conte Manfredi Maletta, costruì il castello vero e proprio, fortificando la torre, edificando la cinta muraria più alta e munendolo di una guarnigione militare, con funzioni di difesa avanzata della città di Randazzo. Concesso nel 1282 da Re Pietro D’Aragona al barone Francesco Omodei di Randazzo, svolse un’importante funzione militare durante la guerra del Vespro avverso gli attacchi francesi di Roberto d’Angiò provenienti da Catania. 

Nel 1358 fu concesso da Federico III a Ruggero Spadafora, Barone di Roccella, che lo fortificò ulteriormente, costruendo la seconda cinta muraria, divenendo anche la residenza in Maletto degli Spadafora, in particolare di Gerotta, Capitano di Randazzo, che nel 1449 ottenne dal Re Alfonso d’Aragona l’investitura del Feudo e Castello di Maletto, la licenza di popolare il luogo e il mero e misto impero. Dagli inizi del 1500 il Castello non fu più luogo di residenza, poiché essendo stato costruito il nucleo urbano del nuovo paese, gli Spadafora venendo a Maletto soggiornavano nel nuovo palazzo baronale. 

Nel 1557 il Castello era ancora intatto; così come nel 1619, anno in cui Michele Spadafora Bologna ottenne il titolo di Principe di Maletto e quando il paese si popolò definitivamente. Il terremoto del 1693 distrusse le parti alte del castello, che fu poi completamente abbandonato. L’incuria degli uomini, il tempo ed altri eventi sismici lo hanno ridotto al rudere di oggi. La presenza di questa fortificazione ha determinato l’origine di Maletto e il suo nome e, quindi, le vestigia esistenti vanno guardate e conservate con rispetto. 

Nel 2008 è stata realizzata una scala di accesso per consentirne la fruizione, oggi in disuso.

SICILIAN STREET FOOD

Atmosfera cittadina a Maletto.

La sera potrete rilassarvi in uno dei vicoli del paese dove potrete degustare un tagliere di prodotti tipici locali accompagnati da un buon vino dell’Etna.

Nei diversi bar potrete trovare la famosa tavola calda siciliana e il famoso gelato con brio. Uno dei bar consigliati è il “Bar la Fragola”.

Da non perdere sicuramente una visita alla macelleria “u Zuppittu”, qui troverete i migliori tagli di carne della zona, ottimi taglieri e ottimi vini.